Università Ca' Foscari Venezia: il Campus di via Torino di Mestre

Edificio Alfa: biblioteca, auditorium, uffici presidenza
..E parlando di Direzione Lavori negli appalti pubblici ecco alcune immagini di una delle mie più recenti esperienze nel settore.

Appena pochi giorni fa, ossia il 26 settembre 2014, è stato finalmente inaugurato il nuovo
Campus Universitario di Ca' Foscari, in via Torino, a Mestre.

Sede della Facoltà di Chimica e Scienze
Ambientali.


Uno degli ultimi cantieri pubblici ancora aperti, fino a quella data, nel nostro territorio...

Si tratta di un appalto integrato, il cui progetto definitivo è stato redatto dallo Studio Architetti Mar s.r.l. presso il quale collaboro, da parecchi anni alla conduzione tecnica dei cantieri che mi vengono affidati.
Al seguente indirizzo potete trovare molte immagini ed informazioni sul progetto:

http://www.studioarchmar.it/edifici-civici/Facolta-di-Scienze-Matematiche-Fisiche-e-Naturali

Per conto dello Studio ho partecipato pertanto, fin dalle iniziali operazioni di consegna dei lavori, alle varie fasi di esecuzione dell'opera  in qualità di:
- assistente al Direttore lavori con compiti di coordinamento tecnico-amministrativo dell'ufficio di direzione lavori;
- direttore operativo opere architettoniche.


Tra sviluppo del progetto esecutivo e realizzazione dell'intervento un impegno durato quasi otto anni...

Ho voluto condividere con voi alcune immagini del complesso appena completato



















Ecco come appare l'ingresso all'edificio Alfa, posto al piano terra, dove spicca lo spazio a tripla altezza del foyer che pone in connessione l'auditorium e la biblioteca con l'atrio stesso.

Lo spazio interno decisamente più rappresentativo e suggestivo del complesso.



Il foyer, a livello del piano interrato, si ripone in connessione, attraverso la piazza scoperta interrata, con i percorsi e le aree esterne di collegamento agli altri fabbricati.

Al suo interno si affacciano e trovano collocazione il bar e le sale orientamento studenti.













Edificio Delta: laboratori didattici e di ricerca di chimica
Una occhiata anche agli altri 3 fabbricati del complesso, sedi dei Dipartimenti di Chimica e di Scienze Ambientali che contengono invece i laboratori didattici e di ricerca, le aule e gli studi dei docenti.

Sono distribuiti all'interno di due grandi comparti edificatori di circa 20.000 mq. caratterizzati da aree a verde e spazi di sosta e poggianti, per l'intera superficie, su una grande piastra in calcestruzzo, al di sotto della quale trovano collocazione, dunque al piano interrato, le autorimesse, le centrali tecnologiche, gli spazi di servizio ed i depositi.






Gli edifici Beta e Gamma: aule a laboratori di scienze ambientali



L'importo globale delle opere di contratto è stato pari ad € 39.643.840,78 di cui € 38.953.535,55 per lavori ed € 690.305,23 per oneri della sicurezza ed in particolare:

- € 12.865.502,56 - classe I/c
- € 11.713.374,30 - classe I/g
- €   3.658.422,53 - classe III/a
- €   5.348.804,66 - classe III/b
- €   5.367.431,51 - classe III/c

COSE D'ALTRI TEMPI.....!

Ora non resta, appunto, che decidere cosa fare da grandi....















L’ ARCHITETTO E' UN MURATORE ...

Nella raccolta di saggi “Ins Leere gesprochen” (“Parole nel vuoto”) Adolf Loos, nell’affermare che la nostra educazione poggia sulla cultura classica, riporta, con lo spirito pratico e la carica invincibile di simpatia che contraddistinguono la sua prosa, la seguente definizione:
L’architetto è un muratore che ha studiato il latino”.
Posso dire, senza ombra di dubbio, come “l’incontro” con questo autore austriaco e grande architetto del movimento moderno, avvenuto sin dai miei primi studi universitari, abbia condizionato gran parte delle scelte che ho successivamente operato durante lo sviluppo del mio percorso professionale e come, ancora oggi, mi accorga di quanto questa felice definizione costituisca per me un punto di riferimento nello svolgimento della mia attività.
L’immediatezza e la spontaneità dell’espressione dell’autore trovano in realtà una conferma nel significato etimologico della parola “architetto”, dal greco antico arkitecton, composta dai termini àrche (principio, primo, capo) e técton (creare, inventare, costruire) che richiama quindi al significato di “capo inventore” e, contemporaneamente, a quello di “capo costruttore”.
In técton, infatti, il termine “creare” fa riferimento sia al processo di invenzione che, contestualmente, all’atto del costruire: pensiero e manualità quindi, consapevolezza teorica e capacità di esecuzione.
In questo senso ho sempre ritenuto che la lingua (guarda caso) tedesca, con il termine Die Baukunst (letteralmente “l’arte del costruire” e sinonimo di Architektur) fosse quella che maggiormente sia riuscita a cogliere l’essenza del significato della parola “architettura”, nell’accezione che ci è giunta (guarda caso) dalla cultura e dall’educazione classica.
Se pertanto, in architettura, non vi è arte senza fare tecnico e se è vero quindi che il costruire si configura, in definitiva, come l’essenza concreta, l’applicazione e la finalità ultima del pensiero stesso, mi è parso di conseguenza indispensabile, lungo il cammino, dare maggiore corpo e sostanza alla mia formazione applicandomi, come si evince dalla lettura delle mie conoscenze professionali di seguito raccolte, nel campo della costruzione e della realizzazione dell’opera, esperienza che consiglio a tutti quegli architetti che come me, dopo il “latino” appreso ed assimilato durante la formazione scolastica ed universitaria, abbiano il desiderio, la volontà e (aggiungerei) l’umiltà di ricondurre l’esercizio della professione alla definizione “loosiana” e “classica” del termine.
Certo, ovviamente, tutto è profondamente diverso da quel tempo: lo sviluppo della tecnologia e della scienza ha profondamente modificato i sistemi di produzione e di costruzione, l’ uso e l’applicazione dei materiali; il continuo aggiornamento della normativa tecnica impone costantemente nuove regole in fase di controllo del processo di edificazione; i moderni sistemi di comunicazione e rappresentazione hanno radicalmente stravolto la pratica e l’esercizio della nostra professione; la società ci richiama, con sempre maggior frequenza, ad interpretare e dare risposta a nuovi bisogni ed opportunità; la variabile “tempo” ha assunto connotati sempre più presanti e determinanti.
Forse, nonostante tutto l’indubbio progresso, ci troviamo spesso confusi e smarriti davanti alla consapevolezza della difficoltà di controllare pienamente la complessità dell’intero processo e sicuramente, lungo il percorso, perdiamo purtroppo anche alcuni pezzi importanti delle buone regole del costruire.
Fare il “muratore” ,oggi, appare molto più difficile e complicato che non studiare il “latino”.
Resto comunque profondamente convinto che ciò che non possa cambiare rimanga la finalità stessa dell’architettura, ossia la (buona) costruzione, la fermata alla quale il treno che conduce il carico delle nostre esperienze e capacità si arresta e ci impone, di volta in volta, una attenta verifica dei risultati ottenuti.
Il controllo del processo di esecuzione costituisce, in questo senso, un passaggio nodale nel lungo percorso che unisce pensiero e realizzazione, inevitabilmente dinamico e pertanto profondamente impegnativo, ma allo stesso tempo profondamente affascinante dal momento che, come affermava F .L. Wright :
“Non si può distinguere il processo compositivo da quello costruttivo giacché il progetto viene terminato in cantiere”.